Perché investire in Cultura? Non sarebbe forse meglio l’industria? Non ci sono problemi più “gravi”? Ebbene, si è ampiamente dimostrato attraverso i recenti monitoraggi dei flussi turistici e l’interesse della stampa straniera (New York Times su tutti, ma non solo) che Genova ha un enorme potenziale attrattivo. Bisogna imparare a sfruttarlo bene. Sfruttare non significa però monetizzare, trasformare la città in una “attrazione” per far spendere soldi ai visitatori e zeppa di strutture figlie (degenerate) del turismo di massa (minibar, localini tutti uguali con insegne sgargianti, venditori di oggettini ricordo etc.), se mai significa comprendere il reale valore di Genova attraverso la sua conoscenza, promuoverla e svilupparla perché l’aspetto culturale e paesaggistico (cioè i due attuali fattori trainanti) servano da volano per sviluppare l’interesse dell’industrie come delle imprese e a vivacizzare il mercato del lavoro, soprattutto rivolto ai giovani laureati che troppo spesso “emigrano” senza pensarci troppo. Naturalmente un progetto del genere ha lunga scadenza (5 anni come minimo), va verificato spesso (ogni anno, con un check a tre anni) e va coordinato con progetti sulla mobilità e i trasporti per rendere la città raggiungibile e fruibile a diversi livelli.

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  • La conoscenza è dare valore
    • Rivalutare positivamente l’aspetto di interazione tra gli enti di ricerca sul territorio (Università, in primis, ma anche le Fondazioni private e strutture internazionali come IIT) con i soggetti pubblici preposti a tutela e valorizzazione dei Beni (Regione, Comune, Ministero). L’aspetto conoscitivo è fondamentale per progettare la gestione del patrimonio: a oggi da parte del Comune si è preferito ignorare di possedere alcuni beni di enorme importanza e soprattutto si è fatto finta di non vederne le condizioni di “salute” nonché di utilizzabilità da parte del pubblico. Per compensare questo gap conoscitivo servono alcune azioni concrete: schedatura, sopralluoghi, documentare le condizioni conservative su progetti di manutenzione triennale e quinquennale. Conoscere per prima cosa, per poter restituire valore ai monumenti, ma soprattutto ai territori che li ospitano.
  • Cultura come valore sociale
    • La riscoperta dei beni sul territorio e, dunque, la sua rimappatura (progetti come l’osservatorio CIVIS, voluto da Ennio Poleggi per conoscere il Centro Storico e oggi smantellato) devono avere come esito operazioni di presidio attivo dell’area diffusa che ospita i beni monumentali: Palazzi dei Rolli, Ville, Giardini, Chiese sono parte di una rete territoriale unica in Europa che deve diventare percorso, sistema di vie per muoversi attraverso la città e, dunque, per presidiarne gli spazi attraverso l’offerta di attività positive (di qualunque genere, dalla musica al teatro al bar alla libreria…). Soltanto in questa maniera si potrà procedere a una sistematica rivalutazione del territorio, restituendo identità, vivibilità e di conseguenza ricchezza. Ad esempio, la creazione di un sistema virtuoso che abbia come focus le ville di Sampierdarena, potrebbe dare al quartiere il respiro che merita e restituire anche prospettive di un presidio di legalità al suo interno. Molti esempi di questo tipo si potrebbero fare anche per il Centro storico di Genova.
  • Educare i cittadini al Patrimonio
    • Le recenti manifestazioni di “successo” (Rolli days etc, con centinaia di migliaia di persone per vedere i nostri Beni raccontati da “professionisti” seppur giovani) non possono che dimostrare che la voglia di conoscere c’è e anche quella di “sentirsi parte”. Manca l’educazione e l’abitudine ad essere tutori del patrimonio. Non basta scandalizzarsi se qualcuno imbratta i muri e i marmi; non è indice di consapevolezza visitare quale Palazzo dei Rolli; non denota maturità fare scenate isteriche (quasi sempre sono genovesi, e non sono pochi) se la tutela di uno spazio aperto alle visite implica attesa o numero chiuso. Se ne deduce che l’aspetto attrattivo consti principalmente nella la curiosità dell’inedito più che nella relazione continuata con un bene di cui ci si sente co-proprietari. Uscire dalla logica dell’evento (che NON significa non fare gli eventi, ma non fare solo quelli) e progettare con costanza attività culturali per i cittadini – anche a lungo termine – per creare una sensibilità e un senso di responsabilità nei confronti del patrimonio cittadino, potrebbe essere una soluzione.
  • Le scuole al centro
    • È centrale progettare specifici coinvolgimenti degli istituti superiori sul territorio nello sviluppo di attività didattiche NON in aula, ma vissute a diretto contatto con i beni e con gli spazi urbani e non (penso anche al sistema dei Forti, il secondo sistema di fortificazioni conservato più ampio del mondo). Facilitare l’accesso alle strutture museali, pensare percorsi gestiti in collaborazione con professionisti della cultura (storici, storici dell’Arte, architetti etc) che facciano anche formazione specifica agli insegnanti. Il Comune dovrebbe prevedere un corso formativo sul patrimonio cittadino (almeno quello a tutela UNESCO) riconosciuto dal MIUR. Educare a scuola sul territorio al territorio significa anche formare generazioni di cittadini consapevoli e non doverli “rieducare” in seguito.
  • Ricerca scientifica a livello internazionale
    • Genova non è conosciuta per le eccellenze a livello di ricerca scientifica in campo europeo e mondiale in campo storico artistico e di valorizzazione del Patrimonio Monumentale (diversamente dalla robotica e dall’ingegneria navale) è una (triste) realtà e dobbiamo prenderne atto. Istituti di ricerca ai vertici del circuito internazionale (Kunsthistoriches Institut; Harvard University, Villa i Tatti etc.) coltivano un sempre crescente interesse per Genova e la Liguria, a livello storico, storico-politico e storico-artistico. Propongono progetti, intessono reti di collaborazione, ottengono finanziamenti. Attualmente la Harvard University (Villa I Tatti) sta conducendo una campagna fotografica a tappeto sul patrimonio genovese del Quattro-Cinquecento, ritenuto indispensabile come documentazione per la loro fototeca (Fototeca Berenson, una delle più importanti in Europa per gli storici dell’arte). Università e Comune ne sono in pratica all’oscuro. L’obiettivo è proporsi in maniera attiva nei confronti di questi enti di ricerca internazionali, collaborando e, dunque, entrando a far parte delle reti di progetti finanziati e finanziabili. Serve uno staff ad hoc con profili accademici di alto livello internazionale, giovane e dinamico, che abbia in essere rapporti con questi enti. Il Comune deve essere facilitatore e mediatore attraverso le positive relazioni con l’Università, rivendicando con consapevolezza (ciò significa conoscenza e competenza) il ruolo di tutore del patrimonio UNESCO e del sistema monumentale cittadino, uno dei più vasti d’Italia per numero e varietà di siti.
    • S’impone d’obbligo il ritorno a farsi promotori come ente di tutela territoriale di convegni di studi di respiro internazionale, aperti alla cittadinanza e al territorio e anzi votati ad accendere l’interesse su zone che potenzialmente avrebbero nei propri siti monumentali una risorsa per riscoprire identità e potenzialità (sistema delle ville sampierdarenesi, solo per fare un esempio; Certosa di Rivarolo e Abbazia del Boschetto per farne due o tre).
    • Le mostre-evento non possono essere solo blockbuster preassemblati e dal sicuro successo di botteghino. In contemporanea agli eventi (mostre sopracitate, Rolli days, o anche eventi di carattere prettamente scientifico, come il Festival della Scienza etc.) si dovrebbero allestire, sfruttando la molteplicità di siti di prestigio come le sedi museali e i palazzi privati con spazi dedicati all’esposizione, piccole mostre di grande qualità e dal profilo scientifico in grado di attirare pubblici specifici e soprattutto di mettere in luce le risorse di produttività a livello di ricerca di Genova, come polo importante del Nord Italia, stringendo sempre più la relazione (anche a livello progettuale) tra Comune, Università, Enti di ricerca e Associazioni culturali sul territorio.
  • Formazione e avviamento professionale dei giovani
    • Attraverso strutture già esistenti (Fondazione Ducale, ad esempio) promuovere tramite un comitato scientifico con funzione di governance progetti di lungo respiro, dedicate a giovani sotto i 35 anni a livello nazionale e internazionale, che vedano l’assegnazione di borse di studio su oggetti di ricerca legati al territorio genovese. Questo sistema risponderebbe all’esigenza di attrarre “giovani eccellenze” che abbiano una ricaduta attiva sul territorio; soprattutto, potrebbe portare ad elaborare soluzioni innovative per lo studio e la gestione del patrimonio (a titolo di esempio, Fondazione 1563 a Torino ha portato tramite un sistema analogo quasi 200 giovani dottori di ricerca a lavorare sul Piemonte in 6 anni).
    • Creare una scuola di formazione per operatori culturali, sotto i più vari profili che questa figura possa ricoprire, riconosciuta a livello nazionale e con docenti di alto profilo.
    • Creare un circuito di reclutamento per giovani neolaureati nelle strutture di divulgazione scientifica e promozione culturale sul territorio (musei, etc.). Assorbire i laureati dei corsi universitari (in particolar modo umanistici: Beni Culturali, Lettere, Lingue e Letterature Straniere, Architettura) collaborando con l’UniGe alla progettazione di corsi specifici che vedano coinvolti funzionari del Comune anche a livello di docenza, in modo da fornire al settore Musei il personale qualificato del quale abbisogna per sopravvivere e per offrirsi dignitosamente al crescente pubblico.
  • Sistema e governance
    • Ristrutturare in maniera più funzionale la governance relativa in particolare al Sito UNESCO del Sistema delle Strade Nuove e dei Palazzi dei Rolli, mettendo a sistema competenze e potenzialità degli enti sul territorio e soprattutto tracciando una linea progettuale pluriennale con verifiche cadenzate che dia conto del perseguimento di: a) Obiettivi di conservazione dei Beni; b) Studio e approfondimento dei dati scientifici (in sinergia coi punti di cui sopra); c) Valorizzazione, apertura e creazione di eventi di divulgazione scientifica (idem).
    • Puntare su un team di professionisti competenti. No al reimpiego d’ufficio di personale non qualificato. Riscrittura del Piano di Gestione con al centro l’operato di Comune e Università come detentori della possibilità di stabilire le linee guida per la gestione del patrimonio.
    • Apertura di un “tavolo culturale” che comprenda le diverse “anime” della vita culturale cittadina, per redigere un progetto coordinato, dal centro alle delegazioni, in modo da dare valore alle singole iniziative e di rispondere lungo tutto il corso dell’anno alle esigenze del territorio.
    • Aprire il dialogo con enti attivi sui territori limitrofi in maniera non episodica (Fondazione San Paolo, Fondazione 1563 etc.). Territori: Lombardia, Piemonte, Emilia, Toscana.

 

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