In Italia ci sono circa 3 milioni di liberi professionisti e lavoratori autonomi in senso stretto. Si tratta di un segmento, nella gran parte non organizzato in ordini e collegi, che rappresenta la parte più dinamica della società lavorativa: stando a quanto indicato da una ricerca ISFOL sull’intero comparto autonomo, “molti osservatori concordano sulla centralità del lavoro autonomo nel contribuire a creare ricchezza e sviluppare l’economia del paese: le sole professioni cosiddette “ordinistiche” e “non ordinistiche” stimano nel loro insieme un contributo di oltre il 18% al PIL. Un livello considerevole, se si pensa che la quasi totalità delle attività si basa su micro-realtà, prevalentemente individuali”.

Una più dinamica della società lavorativa, appunto, quella che si fa spesso protagonista di idee e innovazione, ma che è anche quella in assoluto la meno tutelata.

Per questo Genova Cambia ha deciso di impegnarsi affinché vengano avviate delle politiche del lavoro destinate proprio a questa categoria, in grado di permettere a Genova di utilizzare e tutelare al meglio questo grosso e importante bagaglio di intelligenza e spinta innovativa.

Si tratta di senso di responsabilità, ma anche di un dovere dell’Amministrazione, la cui qualità gestionale dipende proprio dalla capacità di intervenire sulla qualità della vita dei propri cittadini. E NON ci può essere migliore qualità della vita senza eliminare prima quelle forme di povertà e disagio economico che generano un cattivo rapporto con il territorio, fino alle forme più estreme di criminalità e devianza.

Anche l’articolo 4 e 38 della Costituzione italiana sono chiari a riguardo: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto” e “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.

Per queste ragioni, il programma di Genova Cambia affonda le radici su una solida base di servizi sociali e politiche del lavoro volte a ridare dignità alle persone, ma anche gli strumenti per vivere il proprio territorio in tutte le sue potenzialità.

Attualmente, però, la categoria del lavoro autonomo non imprenditoriale è fuori da ogni discussione politica sulle tutele del lavoro. Soffre il prelievo previdenziale più alto, eppure gli aspetta un futuro pensionistico sulla soglia della povertà.

Genova Cambia vuole inserire all’interno del programma amministrativo locale politiche volte alla tutela di questa categoria lavorativa.

PROPOSTE:

1. Avvio di progetti di riconciliazione casa-lavoro, tra cui l’affiancamento di un co-manager, al fine di permettere ai lavoratori autonomi – in caso di gravidanza, di malattia propria o di familiari, di post gravidanza o prima fase adozione –  di stare vicino al famigliare o curare se stessi senza per questo dover interrompere la propria attività.


2. Spazi comunali da destinare gratuitamente al Coworking. Gli spazi, gestiti direttamente dai professionisti, diventerebbero anche punti di incontro tra domanda e offerta lavorativa e punti di raccolta informativa per gli avvisi prodotti dall’Amministrazione sul tema lavoro.


3. Sportello unico dedicato che metta a disposizione gratuitamente dei consulenti in grado di aiutare il lavoratore autonomo nell’apertura o gestione commercialistica della propria attività.